SIMILITUDINI TRA UOMINI E ANIMALI
14 ago 2011 Lascia un commento
in Curiosità
L’origine del sapere tradizionale sull’etologia animale è antichissima e, lavorando di fantasia, la si può far risalire al primo spaventato attimo di coscienza dell’homo sapiens che distingue se stesso dal mondo animale circostante.
Omero arricchisce le pagine della sua narrazione epica con le famose similitudini (leoni, lupi, sciacalli, aquile, e persino asini e muli).
Nelle fiabe di Esopo gli animali sono caratterizzati attraverso una tipologia psicologica convenzionale, con trasparenti allusioni al mondo degli uomini.
Da lì in poi, i detti popolari si sono arricchiti di espressioni che paragonano i comportamenti umani a quelli degli animali: essere un allocco, avere una febbre da cavallo, fare la civetta, cantare come un fringuello, battersi da leone, sentirsi come un pesce fuor d’acqua… la lista potrebbe essere infinita.
Il primo trattato sistematico sulla fisiognomica, termine che deriva dalle parole greche physis (natura) e gnosis (conoscenza), è il volumetto Physiognomomica attribuito ad Aristotele ma più probabilmente frutto della sua scuola. La fisiognomica aristotelica si fonda sulla corrispondenza analogica tra singole specie animali e tipi umani eticamente connotati, secondo il metodo zoologico tradizionale e pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto.
Nell’Historia animalium di Aristotele, l’icona animale funziona come paradigma simbolico e speculare della tipologia etica umana: il bue è mite, il cinghiale collerico, il cervo e la lepre intelligenti e codardi, il serpente vile e infido, il leone generoso, coraggioso e nobile, la volpe astuta e malvagia, il lupo selvatico e infido.
Sono stati soprattutto gli artisti a svolgere un ruolo importante per l’evoluzione e la diffusione della fisiognomica. Da Leonardo a Bacon, l’indagine dell’animo umano è stata il motivo per alimentare una pittura capace d’andare oltre le apparenze.
Charles Le Brun (1619-1690), primo pittore alla corte di Luigi XIV, elaborò un sistema di misurazione per distinguere i diversi caratteri del volto, comparando la geometria di musi animali e volti umani. La cosa fu presa molto sul serio dal Re Sole che sceglieva i suoi ambasciatori secondo i criteri di Le Brun: quelli che avevano facce non convincenti, venivano scartati.
La popolarità della fisiognomica crebbe durante il XVIII e XIX secolo. Trovò in particolare nuovo vigore negli studi del celebre antropologo e criminologo italiano Cesare Lombroso, il quale ne trasse ipotesi di applicazioni pratiche nella criminologia forense e nella prevenzione dei reati.
Anche senza arrivare a questi eccessi, ancora oggi è frequente riferirsi al mondo animale per rappresentare comportamenti e sentimenti umani. Eugenio Scalfari, nel suo Scuote l’anima mia eros, scrive che in un periodo della sua vita le persone che incontrava gli apparivano più simili ad animali che a uomini e donne:
“Quello che avanzava impettito lo vedevo pinguino, quella che camminava flessuosa la vedevo gatta, la falcata leggera era gazzella, le orecchie grandi e la persona grande e possente si proponeva come elefante, ma vedevo anche intorno a me zanzare e farfalle, formichieri, musi di topo, linci e leoni”.
Possiamo spingerci anche oltre nell’osservare come spesso i proprietari di animali domestici arrivino a somigliare ai loro protetti e viceversa. L’uomo d’affari con la stessa espressione arcigna del pitbull che tiene al guinzaglio, la signora bene che esce dal parrucchiere con la stessa capigliatura del chihuahua che tiene in braccio, la nonna e il suo vecchio gatto sulle ginocchia, entrambi immobili e silenziosi a guardare fuori dalla finestra.
Non abbiamo la pretesa di emettere giudizi o di dare interpretazioni fisiognomiche a queste similitudini, ma ci limitiamo a osservare come uomini e animali vivano in simbiosi tra loro e come i comportamenti dei primi influenzino quelli dei secondi e viceversa.
Da questa semplice osservazione ne deve discendere un senso di responsabilità nei confronti degli animali che custodiamo.
Fabio Musati













































